Freia.
“Già da bambino notai una certa propensione nel raccontare storie.
Ogni sera inventavo fiabe nuove per addormentare mio fratello e sui banchi di scuola vedevano la luce i miei primi libretti.
Notavo nella mia mente qualcosa di singolare: non mi occorreva uno sforzo creativo di immaginazione, le storie erano già davanti ai miei occhi, come film che si svolgevano incasellati nell’aria di fronte a me.
Solo vent’anni dopo scoprii che era frutto di una neurodivergenza, un’anomalia cognitiva che incanalai nella fotografia, imparando a ricamare storie attorno ai soggetti che ritraevo”