Uno dei reportage più significativi di
MOSAICO fu per l’evento di danza sperimentale
Falive, dove musicisti e ballerini improvvisano seguendosi a vicenda.
Ricordo che quando entrai nella sala avvertii una forte separazione. La musica era priva di melodie ma un flusso discontinuo di suoni inseguiva i movimenti sincopati dei danzatori. Mi resi conto che non potevo scattare, sarebbero state foto distaccate quanto mi sentivo io. Mi sono seduto e per molti minuti ho solo guardato.
Pian piano iniziai a sentirmi in sintonia, non con i movimenti di chi danzava - quello sarebbe arrivato ancora dopo - ma con i loro sguardi. Decisi che avrei fotografato proprio questo: i volti, gli sguardi e le intenzioni.
Qualcosa stonava ancora però. Le foto erano statiche e congelate. Rappresentavano il contesto, le persone, e forse anche le loro emozioni, ma sicuramente non i movimenti dei corpi o i loro suoni.
Decisi di allungare i tempi d’esposizione. Permettere al movimento di entrare nelle fotografie per imprimere ciò che la storia stava davvero raccontando.
Pian piano corpi e forme iniziarono a perdere d’importanza... finché non rimase il solo movimento, finché non rimase solo l'essenza di Falive.