Bio
Marco Ferrari, scienziato e fotografo vicentino, classe 1992.

Dopo due lauree in fisica e un dottorato in crittografia quantistica, decido di affiancare la fotografia al mio lavoro di scienziato.

Ho sempre considerato la scienza un'espressione artistica dell'intelletto umano, tanto quanto la pittura o la scultura. A sua volta, ritrovavo nell'arte lo stesso desiderio di eleganza e compiutezza delle teorie fisiche più raffinate.

Col tempo, questi pensieri si fecero sempre più insistenti, alimentando in me il desiderio di misurarmi con l’arte con la stessa curiosità con cui indagavo la meccanica quantistica.

Iniziai quindi a studiare fotografia. Lo studio della luce, e la necessità di un mezzo tecnologico come la fotocamera, mi sembravano il ponte perfetto tra la mia scienza e l'arte.
Mi appassionai in fretta e la mia curiosità mi portò fino alle più recenti teorie delle neuroscienze applicate ai mezzi di comunicazione. Le sperimentazioni sul ruolo dei neuroni specchio nell’arte visiva mi restituivano, con inattesa chiarezza, una conciliazione con la mia visione fotografica.

Una fotografia di reportage incentrata sui primi piani e sulla sperimentazione del movimento attraverso lunghi tempi di esposizione: due elementi che scoprii essere centrali nei processi neurali di immedesimazione.

Da questo intreccio di ricerca e sguardo ha origine il mio percorso fotografico.

Un percorso che ho provato a raccontare con sincerità nelle pagine che seguono.

Con sincero affetto per l'interesse alla mia fotografia,

Freia.
Reportage

“Già da bambino notai una certa propensione nel raccontare storie.


Ogni sera inventavo fiabe nuove per addormentare mio fratello e sui banchi di scuola vedevano la luce i miei primi libretti.


Notavo nella mia mente qualcosa di singolare: non mi occorreva uno sforzo creativo di immaginazione, le storie erano già davanti ai miei occhi, come film che si svolgevano incasellati nell’aria di fronte a me.


Solo vent’anni dopo scoprii che era frutto di una neurodivergenza, un’anomalia cognitiva che incanalai nella fotografia, imparando a ricamare storie attorno ai soggetti che ritraevo”

Manifestazione contro l’Italia-America Friendship Festival 2025.

L'ultima foto che scattai. La gente era ormai dispersa tra la pioggia. Rientrando passai davanti uno striscione appeso dai manifestanti. Una ragazza era ferma a guardarlo. Tra una macchina e l'altra riuscii a scattare la foto di un bacio tra Trump e il sindaco Possamai. Un bacio che celebra 70 anni di basi USA sul suolo vicentino. Ma anche un bacio del sindaco a una sua cittadina. Un contrasto che narrava perfettamente un festival nato per unire ma che, di fatto, stava dividendo la città. Una storia che sarebbe diventata la copertina del mio primo reportage.

Il lavoro venne ricondiviso dalle varie associazioni e in poche ore raggiunse più di ventimila cittadini.

Ne rimasi sorpreso: nell’era dei real d'intrattenimento, la fotografia di reportage era ancora sentita necessaria, aveva ancora una funzione sociale.
Vicenza, 13 Settembre 2025
Il Bacio
"Iniziai quindi un lavoro di reportage di manifestazioni ed eventi per varie associazioni di Vicenza.

E questo fu il mio ingresso nella fotografia: voler raccontare la realtà con uno sguardo sincero.

Produrre fotografie la cui estetica non fosse il fine ultimo ma solo il tramite per restituire la bellezza delle storie che avevo la fortuna di attraversare"
Manifestazione per la causa palestinese, 13 settembre 2025, Vicenza
Quando Nick Út fotografò la famosa Napalm Girl, non era l'unico fotografo sulla scena. Fu però il solo che, sotto un bombardamento, decise di fermarsi e inginocchiarsi. Voleva essere alla stessa altezza della bambina. Un gesto di empatia che segnò la storia della guerra del Vietnam.

La Napalm Girl mi insegnò che ogni storia ha la sua prospettiva, e questa prospettiva ha la sua radice nel mondo materiale.

Questi pensieri mi tornarono alla mente un giorno di Carnevale. Riflettevo su come fotografarne la magia. Capii che se avessi voluto raccontarlo con gli occhi di bambino, avrei dovuto mettermi anche io all'altezza di quegli occhi.

Nacque uno scatto semplice, apparentemente banale, ma anche uno di quelli in cui riesco a immergermi di più. Uno dei miei preferiti.
Vicenza, 7 Febbraio 2026
Prospettive
Boxing Night Vicenza, 13 Luglio 2025
Dalle pareti delle caverne dell’arte rupestre ai grandi affreschi rinascimentali, per millenni l’arte ha vissuto senza cornici. Ma dal XVI secolo i quadri divennero, infine, lo standard e l’arte fu per sempre imprigionata in rettangoli.

Le figure iniziarono a poter entrare o uscire dai bordi, aggiungendo tensione, movimento e infine il tempo. Come in questo scatto, dove il centro ha un peso marginale e i margini un ruolo centrale.

Lo spazio vuoto tra i due pugni alzati al cielo mi permise di creare separazione tra i due soggetti. Permette allo sguardo di scorrere da uno all’altro, come in un dialogo cinematografico, producendo un senso di movimento e con esso lo scorrere del tempo.

Volevo che l’immagine statica di un frontman, con il braccio proteso per la causa palestinese, diventasse un botta e risposta in divenire. Diventasse cinema, e con esso lo svolgimento di una storia.

Una storia che, purtroppo, abbiamo condiviso tutti assieme nella sofferenza. E questa foto mi ricorda sempre che non esiste condivisione senza un dialogo. Mi ricorda sempre che la fotografia è comunicazione.
Vicenza, 17 Luglio 2025
Dialoghi
Asian Dub Foundation, JamRock 2025
“Sono sempre stato affascinato dai ritratti.

Gli sguardi hanno la capacità unica di trascinarti all’interno di una storia di cui ancora non sai di volerne far parte.

Trovo che l’interesse al contesto sia successivo, è l’empatia per la famosa ''razza umana'' di Toscani che fa immergere nelle notizie.

Trovai conferma di ciò nei lavori sui neuroni specchio del prof. Gallese, pioniere delle neuroscienze applicate ai mezzi di comunicazione.

I suoi esperimenti, sul meccanismo della simulazione incarnata del sistema sensoriale umano, mi fecero capire che i volti che amavo così tanto raccontare potevano essere il centro dei miei reportage.

Gli sguardi erano davvero la chiave per coinvolgere le persone nelle storie che avrei raccontato”
Corteo per la Palestina, 27 Novembre 2025, Vicenza
Questa foto mi ricorda sempre che, in un mondo colmo di frastuoni, l'intimità e il silenzio producono il clamore più grande.

Scatti intimi richiedono umiltà e gentilezza. Il fotografo è solo un ospite cortese nel piccolo grande mondo di chi giace davanti l'obbiettivo.

Questa gentilezza disintegra lo spazio attorno a sé. Crea un vuoto candido in un mondo sovraccarico di stimoli e confusione. E in questo vuoto, le notizie brillano più di tutte le altre.

In un mondo sempre più cinico, la gentilezza ne è il clamore più grande.
Vicenza, 1 Marzo 2025
L'Intimità di Utku
“L’intimità di Utku”, è stata esposta a Firenze per la collettiva “Florentia”. Galleria Dantebus, Dic. 2025 - Gen. 2026
“Amo la musica, ma vorrei venisse raccontata in modo diverso.

Siamo abituati a foto di palchi colossali con luci strabilianti e mari di folle urlanti.
Rincorriamo il sensazionalismo perdendo di vista ciò che ci rende umani: la nostra capacità di emozionarci e di condividere quelle emozioni nell’intimità di sguardi, lacrime e sorrisi.

Quando vidi le foto del tour dei Metallica di Lee Jeffries, ne rimasi folgorato.
Potendo fotografare stadi gremiti, scelse di immortalare piccoli frammenti d’intimità isolando le singole persone tra la folla con primi piani ricchi di emozione.
Era un modo totalmente nuovo di raccontare la grande musica. Un modo che trovavo perfetto anche per narrare dove la musica nasce: i piccoli club e i festival cittadini che frequentavo.

Decisi allora che avrei raccontato proprio questo: gli sguardi, le emozioni, i piccoli gesti, racconti semplici e intimi.

Di nuovo... i ritratti sarebbero stati il tramite delle mie storie”
“Nel 2026 ho avviato MOSAICO, il mio primo progetto sperimentale, con l’associazione Caracol Olol Jackson per la loro programmazione artistica Bufèra.

Il progetto prevede la creazione di un mosaico fotografico di eventi diversi raccontati in maniera immersiva tramite l’esplorazione di tecniche sperimentali e inusuali nel reportage fotografico.

L'idea alla base è l'accettazione senza giudizio di ciò che una storia vuole raccontare, come un violino suonato in modo troppo vibrante per essere rigidamente congelato in brevi tempi di scatto. O come una mano che scorre sulle corde di uno strumento in modo troppo soffice per essere rappresentata dalla solita nitidezza digitale.

Ogni evento che accede nel mondo è una storia. Ogni storia vuole raccontare solamente sé stessa. E ogni racconto ha la propria voce unica. Il fotografo può solo che raccogliere i suoni di quella voce per tramutarli in luce e colori sinceri”
I miei reportage sperimentali
Uno dei reportage più significativi di MOSAICO fu per l’evento di danza sperimentale Falive, dove musicisti e ballerini improvvisano seguendosi a vicenda.

Ricordo che quando entrai nella sala avvertii una forte separazione. La musica era priva di melodie ma un flusso discontinuo di suoni inseguiva i movimenti sincopati dei danzatori. Mi resi conto che non potevo scattare, sarebbero state foto distaccate quanto mi sentivo io. Mi sono seduto e per molti minuti ho solo guardato.

Pian piano iniziai a sentirmi in sintonia, non con i movimenti di chi danzava - quello sarebbe arrivato ancora dopo - ma con i loro sguardi. Decisi che avrei fotografato proprio questo: i volti, gli sguardi e le intenzioni.

Qualcosa stonava ancora però. Le foto erano statiche e congelate. Rappresentavano il contesto, le persone, e forse anche le loro emozioni, ma sicuramente non i movimenti dei corpi o i loro suoni.

Decisi di allungare i tempi d’esposizione. Permettere al movimento di entrare nelle fotografie per imprimere ciò che la storia stava davvero raccontando.

Pian piano corpi e forme iniziarono a perdere d’importanza... finché non rimase il solo movimento, finché non rimase solo l'essenza di Falive.
Caracol Olol Jackson, 30 Novembre 2025
Falive